Una nuova
ricerca, pubblicata sulla rivista
Journal of Energy Policy ha rivalutato ampiamente il ruolo delle periferie residenziali delle grandi metropoli in termini di
efficienza energetica. La ricerca, realizzata da ricercatori della
Lincoln University insieme a colleghi dell’Università di Auckland (Nuova Zelanda) tende a rivedere l’assioma secondo il quale le grandi periferie siano meno efficienti in termini energetici rispetto ai centri direzionali costituiti da grattacieli e centri commerciali.
I risultati rivelano inoltre che gli alloggi a più bassa densità in periferia non solo hanno una
maggiore capacità di raccolta dell’energia solare, ma, al netto dei propri consumi, riescono a produrre anche un più alto surplus energetico.
“Questo studio sfida il pensiero convenzionale che la periferia è energeticamente inefficiente, una convinzione che è un assioma della politica architettonica” ha spiegato Hugh Byrd, della Scuola di Architettura di Lincoln.
“Mentre una città compatta può essere più efficiente per veicoli con motore a combustione interna, una città dispersa è più efficiente quando la generazione distribuita di energia elettrica da impianti fotovoltaici è la principale fonte di energia e i veicoli elettrici sono il principale mezzo di trasporto”.