INAIL commenta il rapporto dell’Eu-Osha “Occupational safety and health in the wind energy sector“, che esamina i rischi per i lavoratori, in relazione alle varie fasi del ciclo di vita delle turbine eoliche sulla terra ferma e in mare aperto.
INAIL illustra i dati del rapporto che segnala una
crescita dell’energia eolica che tra il 2000 e il 2012 nei Paesi dell’Ue è cresciuta ogni anno a un ritmo medio pari a quasi il 12%.
Nel
2012, l’energia eolica prodotta nel continente ha raggiunto i 100 GW, sufficienti a fornire elettricità a 57 milioni di case ogni anno e pari al 7% del fabbisogno energetico dell’Ue. L’Italia nel 2010 figurava al sesto posto per capacità di generare energia eolica, dopo Spagna, Germania, Gran Bretagna, Francia e Portogallo, ed è uno dei Paesi leader nell’installazione di nuove turbine.
Il settore dà attualmente lavoro a circa 192mila persone, un numero aumentato di quasi un terzo, e si stima che entro il
2020 saranno più del doppio, arrivando a toccare quota 446mila: questa crescita porta con se dubbi sulla
salute e sicurezza dei lavoratori, che devono essere adeguatamente formati e qualificati e in grado di padroneggiare le nuove tecnologie e i nuovi processi produttivi
Nel frattempo è in
crescita il numero degli incidenti: INAIL riporta che, in base ai dati del
Caithness Wind Farm Information Forum (Cwif),dal 1970 a oggi sono stati 1.370, concentrati però soprattutto nell’ultimo quinquennio.
Tra il 2008 e il 2012, infatti, ogni anno si sono verificati in media 141 incidenti legati alle
turbine eoliche, che nei primi nove mesi del 2013 sono stati 112. I casi mortali, invece, a partire dal 1970 sono stati 144: 87 vittime erano addetti alla costruzione e alla gestione delle turbine, mentre gli altri 57 casi hanno coinvolto persone non impiegate direttamente nella produzione di energia eolica.