01.10.25
Sulla rivista Ambiente&Sicurezza sul lavoro di febbraio, Carlo Bisio e Paolo Santucci illustrano un protocollo da loro realizzato per la valutazione dei rischi ergonomici derivanti dalla condizione di smart-working, che si avvale di dati raccolte tramite un questionario. Uno studio su218 soggetti ha consentito di affinare lo strumento.
La pandemia da Covid-19 ha indotto le organizzazioni ad integrare, oppure ad aggiornare, il Documento di valutazione dei rischi con particolare riguardo alla prevenzione del rischio di contagio da Covid tra i propri lavoratori nei luoghi e in occasione di lavoro. Tra le misure intraprese una delle più rivoluzionarie si è rivelata l’adozione dello smart working, attività regolata dalla Legge sul ‘lavoro agile’, ma in realtà concretizzatasi come ‘remote working’ domestico, che nel periodo compreso fra il 10 marzo ed il 18 maggio 2020, cosiddetto ‘lockdown’ disposto da DPCM 9 marzo 2020, ha coinvolto ogni operatore la cui attività era compatibile con questa modalità di lavoro.
In questo periodo si è osservato un utilizzo del videoterminale in remoto in genere maggiore rispetto a quanto avveniva in ufficio, comprendendo anche attività come colloqui e riunioni che normalmente sarebbero state svolte senza la mediazione di un videoterminale; tale utilizzo più esteso accentua i rischi derivanti da sovraccarico visivo, posture o movimenti inadeguati, per di più all’interno di un ambiente non predisposto a questo scopo, soprattutto per la mancanza di arredi o di dispositivi ergonomici adeguati. Inoltre, si stanno presentando negli ultimi anni nuove problematiche oculovisive, dall’incremento delle miopie accomodative ai poco noti effetti della luce blu sul lungo termine, che attirano crescente attenzione nel mondo scientifico e richiedono per adesso cautela a tutti gli operatori del settore in considerazione dell’impiego crescente dei dispositivi elettronici, soprattutto nell’ambito del lavoro da remoto.
Da questi aspetti critici è nata l’idea di predisporre uno strumento di valutazione dei rischi correlati al remote working, allo scopo di individuare i rischi più significativi e consentire le misure preventive più idonee. Ciò è coerente con la ISO/PAS 45005 che indica (al punto 4.3.2) la necessità di assicurare che siano implementate misure per proteggere la salute fisica e mentale delle persone che durante la pandemia devono lavorare da casa.
Il questionario SWQ è costituito dall’evoluzione di un modello proposto all’interno del Protocollo VRE-C (Bisio, Campanini, Santucci, 2020). Esso ha la finalità di supportare un processo di valutazione del rischio attraverso i seguenti obiettivi:
Lo strumento raccoglie due tipi di informazioni:
I risultati del questionario nell’ambito di una valutazione dei rischi consentono di individuare e pesare le principali condizioni di rischio, e quindi di identificare modalità per attenuarle. La normativa inerente al lavoro agile non fornisce indicazioni sulla valutazione dei rischi specifici. Perciò il riferimento di Legge è costituito dal Titolo VII del D.Lgs.81/08 e s.m.i. che trova il suo ‘regolamento attuativo’ nell’Allegato XXXIV e nel (mai abolito) Decreto 2 ottobre 2000. Si tratta di indicazioni mirate a realizzare un corretto layout operativo stanziale, considerato che si tratta operativamente di ‘remote working’, anche con riferimento all’utilizzo di un computer portatile (laptop) già previsto dalla Normativa vigente (par.1, f) Allegato XXXIV D. Lgs.81/08 e s.m.i.).
I risultati completi dello studio sono consultabili sulla rivista Ambiente&Sicurezza sul Lavoro n.2/2021, per gli abbonati online e su carta alla rivista.
01.10.25
25.09.25