07.11.25
È arrivata ieri, 31 maggio la sentenza della Corte d’Assise di Taranto che ha condannato a 22 e 20 anni di reclusione Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva nel processo “Ambiente Svenduto” sull’inquinamento ambientale prodotto dallo stabilimento siderurgico.
Coinvolti 47 imputati (44 persone e tre società) che rispondono di concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro.
Disposto la confisca degli impianti dell’area a caldo (parchi minerali, agglomerato, cokerie, altiforni e acciaierie) che furono sottoposti a sequestro il 26 luglio 2012 e delle tre società Ilva spa, Riva fire e Riva Forni Elettrici.
La Corte d’Assise di Taranto ha condannato a
Disposte anche molte provvisionali a favore dei soggetti che hanno chiesto il risarcimento danni.
Spiega il Sole24 ore che la confisca degli impianti, non ha alcun effetto immediato sulla produzione e sull’attività del siderurgico di Taranto e sarà operativa ed efficace solo a valle del giudizio definitivo della Corte di Cassazione.
Gli impianti di Taranto, quindi, restano sequestrati ma con facoltà d’uso agli attuali gestori della fabbrica.
Per ricostruire i passaggi che hanno portato l’ILVA fino all’attuale passaggio all’acquirente Acciaierie d’Italia, si veda la ricostruzione di Sky tg24.