25.07.25
Dal Centro Studi arriva il monito del CNI, il Consiglio nazionale Ingegneri sulla Direttiva EPBD o Direttiva “Case green”: essenziale attivarsi subito per definire il Piano nazionale di ristrutturazione per le Case Green: vanno definite presto le modalità di intervento e le risorse finanziarie con una compartecipazione tra soggetti pubblici e privati.
Le sfide sono molte ed il carico che si pone su ciascun Paese e direttamente sulle famiglie proprietarie di immobili sono molto consistenti. Dal 2025 non sarà possibile usufruire di incentivi per le caldaie a combustibili fossili, ma questo forse è il meno, in quanto dal 2040 questo tipo di impianti sarà vietato; resteranno invece incentivabili i sistemi di riscaldamento ibridi (caldaie e pompe di calore).
I Paesi membri dovranno provvedere a ridurre del 16% i consumi energetici degli edifici al 2030, considerando come anno di inizio il 2020 e attestarsi ad una riduzione del 20-22% al 2035, intervenendo sia con nuove costruzioni ad impatto zero che, soprattutto, attraverso opere di ristrutturazione di edifici esistenti, intervenendo in una prima fase sul 43% di quelli più energivori.
A partire dal 2028 gli edifici pubblici di nuova costruzione e dal 2030, tutte le altre tipologie di nuovi edifici, dovranno essere ad emissione “zero” di combustibili fossili.
La Direttiva otterrà l’approvazione finale del Consiglio verosimilmente non prima della seconda metà dell’anno. Poi entro la fine del 2025 il nostro Paese dovrà definire e consegnare il Piano nazionale di ristrutturazione, il documento in assoluto più complesso.
CNI ha diffusa una prima analisi sulla Direttiva riassumibili in 4 aspetti da considerare nell’attuazione della Direttiva:
Avere lasciato ad ogni singolo Stato la scelta delle modalità e del mix di strumenti da mettere in campo è forse l’aspetto più rilevante e positivo della Direttiva approvata. Sulla base dell’esperienza condotta dal settore dell’ingegneria nell’ambito del Super ecobonus, il doppio salto di classe energetica, pur rilevante, appare oggi troppo vincolante. Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, considerata la mole delle attività di progettazione di cantiere degli ultimi tre anni, è convinto che si possano mettere in campo mix di interventi differenti, a seconda di condizioni strutturali diverse, per raggiungere gli obiettivi fissati dalla Direttiva, garantendo efficienza tecnica e efficacia in termini di spesa.
Tutto questo presuppone, però, di avere un quadro molto preciso delle condizioni di dispersione termica ed anche strutturale degli edifici su cui occorrerà intervenire.
Per potere progettare nel modo più efficace possibile, senza sprechi di risorse finanziarie, un intervento così massiccio come richiesto dalla Direttiva EPBD richiede un livello di dettaglio ben più elevato di quello di cui si dispone attualmente. Da tempo, infatti, il Centro Studi CNI ha messo in evidenza la carenza di dati di dettaglio sullo stato effettivo del patrimonio edilizio e la mancanza di diagnosi energetiche degli edifici (l’APE non è una diagnosi energetica) che consentano sia di stabilire una scala di priorità che un insieme di interventi differenziati a seconda delle condizioni dei singoli edifici su cui si intende intervenire.
Quanto al rinnovo progressivo degli impianti termici dato che saranno ammessi solo quelli ibridi e poi vietati quelli alimentati da fonti fossili (nel 2040) secondo CNI occorre definire sin da ora un modus operandi, perché non è possibile lasciare alle singole famiglie la scelta ottimale su aspetti tecnici che avranno peraltro costi considerevoli.
Secondo CNI occorre
Quanto alla necessità di prevedere sin da ora che il piano di efficientamento energetico, almeno degli edifici più vetusti, sia accompagnato da una verifica di staticità e di sicurezza antisismica, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri considera questa una condizione imprescindibile per poter realizzare interventi impegnativi come quelli richiesti dall’Unione Europea, tenendo conto che alcuni interventi di coibentazione spesso portano inavvertitamente a nascondere, se non individuati tramite apposita diagnostica, danni strutturali che sarà poi impossibile monitorare e riparare.
Entro la fine del 2025 il nostro Paese dovrà definire e consegnare il Piano nazionale di ristrutturazione.
Secondo il CNI ci sono a disposizione meno di 4 anni e poi ulteriori cinque per il secondo step che, paradossalmente, sarà più complesso e oneroso del primo (in quanto occorrerà intervenire su edifici più nuovi da rendere ancora più efficienti).
Per questo CNI propone
“La Direttiva Europea EPBD, così come di recente approvata dal Parlamento Europeo – afferma Angelo Domenico Perrini, Presidente del CNI – rappresenta un passo in avanti rispetto al testo originario e crea le premesse per affrontare in modo più credibile la questione dell’efficientamento energetico di un patrimonio edilizio ormai vetusto, non solo in Italia ma anche nel resto d’Europa. Non possiamo negare che siano in atto cambiamenti climatici poco favorevoli e che dobbiamo provare a contrastare il fenomeno anche agendo sul parco edilizio. Occorre ovviamente intervenire in modo graduale ed essere anche realisti: tutto subito è materialmente e economicamente impossibile. Crediamo che i principi stabiliti nella Direttiva siano un buon punto di partenza soprattutto perché si consente ai singoli Stati di trovare la combinazione di strumenti e tecnologie per raggiungere degli obiettivi comuni. Occorre da subito iniziare a definire un metodo di lavoro che porti al Piano nazionale di ristrutturazione. Il Consiglio Nazionale intende mettere a disposizione le proprie competenze tecniche per contribuire ad una sfida così importante e chiediamo da subito una interlocuzione con il Governo”.
“Abbiamo di fronte una sfida importante – afferma Remo Giulio Vaudano, Vice Presidente Vicario del CNI -e siamo convinti di quanto sia importante il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei consumi energetici legati al patrimonio edilizio nei tempi stabiliti. Perché questo avvenga occorre individuare con esattezza il campo di azione e poi definire un mix di interventi di ristrutturazione profonda e di efficientamento energetico a seconda dello stato degli edifici. Serve un quadro chiaro del patrimonio edilizio esistente e per quanto si disponga di alcune informazioni di dettaglio queste non sono assolutamente sufficienti per mettere in piedi un piano così complesso come l’Europa chiede. Non possiamo permetterci di sbagliare. Un secondo aspetto che intendiamo sottolineare è che non potremo procedere all’efficientamento energetico disgiuntamente da quello strutturale e antisismico. Inoltre, il messaggio che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri intende lanciare con forza è che il Governo non dovrebbe attendere l’approvazione della Direttiva EPBD da parte del Consiglio UE, ma dovrebbe sin da ora iniziare ad attivare una sorta di “cantiere” che porti alla predisposizione del Piano nazionale di ristrutturazione. Se pensiamo che si tratti di un piano di massima, questa volta abbiamo proprio sbagliato. Sarà una prova estremamente difficile ma il nostro Paese ha le competenze per elaborarlo. Infine, come CNI, auspichiamo che le Istituzioni predispongano un piano finanziario che renda fattibile uno sforzo così consistente, prevedendo certamente l’impegno anche dei proprietari di immobili, evitando però cambi continui delle regole di finanziamento che avrebbero, in questo caso, effetti rovinosi.”
25.07.25
31.03.25