13.11.25
Come proteggersi dal Radon, inquinante presente negli ambienti di vita e di lavoro? Risponde INAIL con un nuovo fact-sheet in materia, stavolta di radioprotezione: “Prevenzione e protezione dall’esposizione al radon nei luoghi di lavoro secondo la normativa vigente” nella Sezione Pubblicazioni .
La pubblicazione INAIL richiama le caratteristiche principali relativamente alla natura del Radon ed i suoi effetti sanitari; quindi, descrive in modo sintetico i principali aspetti connessi alla valutazione del rischio nei luoghi di lavoro di interesse tenendo conto anche di quanto introdotto dal recentissimo Piano Nazionale d’Azione per il Radon.
Passa poi agli aspetti legati alla prevenzione e alla protezione dell’esposizione al radon dei lavoratori secondo il dettato normativo.
Il radon è un gas, che si genera nelle rocce o nei suoli per effetto del decadimento radioattivo degli elementi appartenenti alle serie dell’uranio e del torio. In questo documento si fa riferimento solo all’isotopo 222 del radon, appartenente alla serie dell’uranio-238.
Dalle rocce o dai suoli, il radon può fuoriuscire all’aria aperta, ove solitamente i livelli si mantengono bassi. Diversamente, la penetrazione all’interno degli edifici fa sì che il radon possa accumularsi e raggiungere concentrazioni in aria anche molto elevate.
Il radon può essere presente in qualunque ambiente confinato: di vita, di svago o di lavoro.
Spiega INAIL che in Italia la concentrazione media di radon indoor è di circa 70 Bq/m3 (Iss, 2010), quasi il doppio del valore medio mondiale di 40 Bq/m3 [UNSCEAR, 2008].
Sulla base dei dati attualmente disponibili si stima che in Italia:
La normativa del settore (d.lgs. 101/2020 e s.m.i. intervenute con D.Lgs. 203/2022) ha identificato le situazioni ove è più probabile riscontrare un rischio di esposizione al radon, chiedendo per queste la valutazione del rischio come misurazione della concentrazione media annua in aria e prescrivendo l’adozione di misure correttive (interventi di risanamento) laddove i livelli riscontrati siano superiori al Livelli di Riferimento) LdR. Nel caso dei luoghi di lavoro, il LdR corrisponde ad una concentrazione media annua di radon in aria pari a 300 Bq/m3.
INAIL ricorda che in presenza di valori di concentrazione di radon superiori al LdR è obbligo del datore di lavoro/esercente adottare misure correttive per ridurre le concentrazioni al livello più basso ragionevolmente ottenibile, sulla base delle indicazioni tecniche degli esperti in interventi di risanamento.
INAIL ricostruisce la normativa di riferimento per la tutela dei lavoratori esposti all’inquinante:l’art. 244 del d.lgs. 101/2020 modifica il comma 3 (“la protezione dei lavoratori dalle radiazioni ionizzanti è disciplinata, nel rispetto dei principi di cui al Titolo I, dalle disposizioni speciali in materia”) dell’art. 180 del d.lgs. 81/2008 rendendo più chiara ed evidente la relazione tra la normativa di radioprotezione e quella più generale di salute e sicurezza sul lavoro.
INAIL ricorda nel factsheet che i documenti inerenti la valutazione del rischio di esposizione al radon siano parte integrante del documento di valutazione del rischio (DVR), ex art. 17 d.lgs. 81/2008.
In particolare, il DVR dovrà includere:
In un interessante passaggio del Fact-sheet di INAIL si ricorda che esistono categorie di lavoratori che lavorano per un tempo limitato in una moltitudine di luoghi (temporary workers) come, ad esempio, gli addetti ad attività di ispezione/manutenzione di impianti posti in locali sotterranei, i lavoratori impegnati in attività di restauro o di manutenzione di siti archeologici ipogei, le guide turistiche, ecc. Per queste categorie di lavoratori è più opportuno adottare un approccio radioprotezionistico basato sulla stima individuale dell’esposizione cumulativa al radon (o della dose efficace) che deve tener conto dei livelli di radon e del tempo trascorso nei diversi ambienti in cui hanno lavorato.
Si consiglia la lettura completa del Factsheet disponibile gratuitamente sulle pagine di INAIL.