01.10.25
L’articolo approfondisce i rischi per i consumatori e per i lavoratori che si occupano della filiera agroalimentare dei limoni di Sorrento, e sui materiali a contatto con gli alimenti (MOCA) utilizzati. Nel caso specifico è stato preso in considerazione il documento di valutazione dei rischi di un’azienda, al fine di fare un’analisi dettagliata. È stata fatta anche una parentesi sui fitosanitari poiché il loro utilizzo in agricoltura non è privo di rischi per il consumatore e l’ambiente.
In questo modo è emersa l’importanza della sicurezza sul lavoro e della sicurezza alimentare, fondamentali punti per una corretta prevenzione e protezione dai rischi.
Come modello di azienda che si occupa di quest’ambito, è stata presa in considerazione l’azienda Solagri, sita in Sant’Agnello, la quale raccoglie i limoni di tutta la penisola Sorrentina e possiede un proprio giardino, dove oltre ai limoni sono presenti anche alberi di arance e aranci selvatici, utili per l’innesto dal quale hanno origine gli alberi di limone.
I prodotti dell’azienda non sono solo limoni, ma anche succo e bucce di limoni sui quali sono stati effettuati vari campionamenti, di tipo chimico, microbiologico e fisico; i cui risultati sono stati confrontati con le normatine nazionali e internazionali. La particolarità del limone di Sorrento, una varietà di Citrus Lemon, è riconosciuta sin dall’epoca romana, dove il prodotto era già separato botanicamente dal limone di Amalfi. Il limone di Sorrento gode del riconoscimento IGP, ovvero prodotto con indicazione geografica protetta e per essere considerato vero limone di Sorrento deve essere coltivato necessariamente nella penisola Sorrentina.
La Cooperativa Solagri nasce nel 1994 per rilanciarne la coltivazione del limone di Sorrento, resa antieconomica per decenni dall’assenza di opportune strategie di commercializzazione e di adeguate politiche di valorizzazione. Oggi la Coop. Solagri è formata da oltre 300 aziende agricole.
I limoni IGP entrano in azienda senza foglie (i limoni con le foglie non sono IGP), vengono pesati e posti in cassoni detti “BINS”. Successivamente viene effettuata la loro registrazione e il loro stoccaggio. I cassoni presentano dei codici affinché possano essere rintracciati dopo essere stati riportati al lavaggio. Il lavaggio viene effettuato con acqua filtrata, debatterizzata contenente cloro e ricircolata in continuo, in modo da avere un’azione antimicrobica; con il vantaggio di una maggiore conservazione del prodotto grazie all’azione bloccante della crescita di muffe e di altre cause di deterioramento. L’azione del cloro elimina le tracce di residui di antiparassitari chimici, senza nessun tipo di alterazione sul prodotto ed esalta le caratteristiche organolettiche dei frutti come lucidità e brillantezza. L’elevato grado di pulizia e igiene del prodotto finale, migliora la conservabilità aumentando sensibilmente la shelf-life. In base al lavaggio dei prodotti, si distinguono in: prodotti di prima gamma, seconda e terza gamma.
I materiali a contatto con gli alimenti (MOCA) che l’azienda utilizza sono: buste in plastica per il sottovuoto, cassoni per conservare i limoni destinati alla vendita e sili di stoccaggio temporaneo. Ad essi si applica il Regolamento (CE) n. 1935/2004 riguardante i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari. Inoltre, i MOCA devono avere una Dichiarazione di conformità scritta che attesti la conformità dei materiali e oggetti alle norme vigenti, la quale deve essere sempre disponibile, al fine di dimostrare tale conformità alla autorità.
I rischi presenti nell’impresa agroalimentare sono stati analizzati nel dettaglio.
Una corretta valutazione del Rischio Biologico deve tenere conto sia della pericolosità intrinseca del microorganismo eventualmente presente, che della possibilità che questo venga in qualche modo trasmesso ai lavoratori. Non è da trascurare infatti la considerazione che la principale via di trasmissione di un agente biologico è quella indiretta, veicolata cioè da un vettore che trasferisce da un individuo malato o potatore, ad uno sano, la carica batterica o virale necessaria per dare origine alla malattia.
Per quanto concerne la prevenzione, un aspetto fondamentale è quello dell’attenzione alla formazione del personale potenzialmente esposto. Per le aziende a rischio biologico è inoltre obbligatoria la sorveglianza sanitaria, che comprenda l’effettuazione di monitoraggi biologici periodici, definiti dal Medico Competente e dal datore di Lavoro, sulla base degli scenari di esposizione specifici, i cui risultati devono essere comunicati al lavoratore esposto.
In un’azienda agricola si effettuano molte lavorazioni di tipo diverso che richiedono l’utilizzo di numerose macchine e attrezzature. È sempre consigliabile tenere in azienda una raccolta di tutti i libretti di uso e manutenzione degli strumenti da lavoro con i certificati di verifica periodica effettuati e le abilitazioni all’utilizzo dei relativi mezzi agricoli.
Il rischio da esposizione a sostanze chimiche è legato soprattutto all’utilizzo di prodotti fitosanitari. L’utilizzo dei prodotti chimici nel settore agricolo deve essere regolamentato da procedure interne che prevedano adeguate disposizioni in materia di valutazione del rischio specifico, immagazzinamento, utilizzo e smaltimento. Anche per questa particolare esposizione al rischio è obbligatorio il protocollo di sorveglianza sanitaria e la formazione specifica. Inoltre, l’esposizione ai prodotti fitosanitari è stata associata non solo ad effetti di tipo acuto, come le intossicazioni, ma anche a quelli di tipo cronico, e in particolari effetti cancerogeni, riproduttivi ed anche neurologici.
I rischi degli operatori nella manipolazione dei fitosanitari sono presenti nelle fasi di: stoccaggio dei fitosanitari, trasporto, preparazione della miscela, applicazione e smaltimento delle confezioni.
Nonostante l’agricoltura moderna sia diffusamente interessata dall’impiego di macchine e impianti meccanizzati, per le caratteristiche operative del lavoro agricolo, si svolgano frequentemente fasi di lavoro manuali di significativa entità ed estensione che comportano, per i lavoratori, movimentazione manuale di carichi, azioni di traino, spinta e trasporto in piano nonché assunzione e mantenimento di posture incongrue a carico di vari distretti articolari del corpo.
La valutazione del sovraccarico biomeccanico del rachide è ottimizzata per lavoratori, di età e genere diverso, che eseguono sollevamenti caratterizzati da ampia variabilità nelle geometrie e nei pesi movimentati; vengono inoltre contemplati anche i sollevamenti compiuti con una sola mano o, contemporaneamente, da 2 o 3 lavoratori.
Nello specifico, si fa uso dell’equazione proposta dal NIOSH, opportunamente aggiornata ed integrata, che consente, per ciascuna movimentazione o serie di movimentazioni manuali, il calcolo di indici di rischio sintetici da confrontare con opportune fasce di rischio; maggiore è l’indice calcolato, maggiore sarà la percentuale di popolazione lavorativa che può sviluppare patologie alla schiena.
La valutazione dei rischi legati alle azioni di traino e spinta manuale di un carico è oggetto della norma UNI ISO 11228-2, che contempla, fra l’altro, il ricorso alle Tabelle di Snook e Ciriello tramite la misurazione di alcuni parametri legati alle singole azioni di traino e spinta e differenziate in base al genere del lavoratore. Anche in questo caso si perviene a un indice di rischio sintetico per ciascuna azione di traino o spinta, da confrontare con opportune fasce di rischio; all’aumentare dell’indice di rischio, aumenta la percentuale di popolazione esposta.
la valutazione dei rischi da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori è oggetto della norma tecnica UNI ISO 11228-3, essa propone una serie di metodiche valutative illustrate da OCRA (Occupational Repetitive Action). I protocolli OCRA vengono indicati come metodiche da preferire, in quanto consentono l’analisi e la quantificazione di tutti i fattori di rischio per gli arti superiori, rappresentati dalla frequenza delle azioni, dalla forza applicata, dalle posture incongrue, dalla stereotipia, dall’inadeguatezza dei periodi di recupero, dalla durata dei compiti ripetitivi e dalla presenza di fattori complementari (vibrazioni, impiego di abiti inadeguati, condizioni microclimatiche estreme ecc.); oltre a questa peculiarità, i due protocolli di valutazione consentono di correlare gli indici di rischio agli eventi epidemiologici.
Le attrezzature rappresentano uno tra i maggiori rischi sul lavoro agricolo e proprio per questo nella valutazione dei rischi vanno obbligatoriamente considerate le procedure di manutenzione ordinaria e straordinaria per assicurare sicurezza nel tempo, l’installazione conforme alle istruzioni di utilizzo, opere di manutenzione adeguate e aggiornamenti continui sugli interventi effettuati sui mezzi. Per ridurre il rischio meccanico, bisogna indossare il giusto abbigliamento da lavoro, corredato con guanti da lavoro adeguati alla mansione da svolgere.
Nella valutazione dei rischi azienda agricola il datore di lavoro deve valutare lo stress da lavoro in relazione alla mansione svolta dai suoi dipendenti.
Dall’analisi del documento di valutazione dei rischi dell’azienda, dai campionamenti effettuati sui prodotti e da sopralluoghi effettuati al fine di verificare le condizioni dei lavoratori, è emerso che l’azienda non presenta alcuna non conformità. Inoltre, tutti i rischi precedentemente elencati sono adeguatamente controllati e c’è un’attenta prevenzione di quest’ultimi. Per quanto riguarda i MOCA, ci si attiene alle normative vigenti e quindi al rispetto di tutti i requisiti che i materiali a contatto con gli alimenti devono possedere al fine di evitare danneggiamenti al prodotto alimentare in questione ovvero i limoni. IGP di Sorrento.
I metodi di valutazione del rischio presentati mostrano che esiste un’ampia considerazione della sicurezza dei lavoratori. Le caratteristiche dei trattamenti rivolti al prodotto sottolineano l’importanza che l’azienda dà alla sicurezza alimentare dei consumatori. A ragione di ciò si spiega tutto il lavoro complesso che la filiera agroalimentare svolge al fine di garantire un prodotto sicuro sul mercato e un successo dell’azienda sia per quanto riguarda la sua immagine sia per quanto concerne l’aspetto economico e la soddisfazione dei lavoratori.
A conclusione dell’esperienza in questo settore, e nella fattispecie nell’Azienda Agricola Cooperativa “SOLAGRI” di Sorrento, è emersa la meticolosità nella valutazione del rischio chimico, fisico e biologico, eliminandolo dove possibile e gestendo il residuo attraverso l’attento monitoraggio da parte dell’ufficio di qualità.
L’azienda applica le procedure di autocontrollo HACCP e favorisce la formazione e l’informazione sul campo degli addetti ai lavori nelle varie fasi, dalla produzione alla vendita. La forza di questa grande azienda cooperativa, assicura che i limoni di Sorrento IGP e i loro prodotti siano microbiologicamente e chimicamente sicuri, per il cliente consumatore finale e/o per l’azienda che li riceve, per poi trasformarli e rimetterli sul mercato.
La tradizione di un tempo, si mescola alle esigenze dei tempi moderni, alla attenta sicurezza alimentare con l’obiettivo finale di garantire un prodotto di alta qualità.
01.10.25
25.09.25