01.10.25
Il ricorso al lavoro notturno risponde a bisogni sociali ed essenziali, perché garantisce servizi primari come la salute con la sanità e i servizi assistenziali, la sicurezza con le forze dell’ordine e la vigilanza, il trasferimento e il reperimento di beni di base col trasporto.
Cosa si intende per lavoro notturno? Quale normativa lo regola, chi può svolgere lavoro notturno e per quali categorie di lavoratori vige il divieto? e quali sono i rischi per la salute e sicurezza per i lavoratori.
L’articolo riporta, in parte le indicazioni del recentissimo Volume INAIL “Gli infortuni sul lavoro in orario notturno in Italia (2024).
In via generale, il lavoratore notturno è colui che svolge normalmente almeno tre ore del suo turno di lavoro in periodo notturno (intervallo di tempo di almeno sette ore che comprende la fascia che va dalla mezzanotte alle 5 del mattino).
È lavoratore notturno, anche colui che svolge nel periodo notturno parte del suo lavoro secondo quanto stabilito dai contratti collettivi (in questo caso le ore minime giornaliere e le giornate annue sono definite dalla contrattazione). In mancanza di una disciplina collettiva, l’attività nel periodo notturno deve essere svolta per almeno tre ore del tempo giornaliero di lavoro e per un minimo di 80 giorni nell’arco dell’anno (riproporzionato nel caso di lavoro part-time).
L’orario di lavoro non può superare in media le 8 ore giornaliere nelle 24 ore salva l’individuazione da parte dei contratti collettivi di un periodo di riferimento più ampio sul quale calcolare il suddetto limite (art. 13).
La Nota INL n.1438 del 2019 prevede che il riferimento temporale rispetto al quale calcolare la media delle ore è la “settimana lavorativa” (su 6 giorni lavorativi) in mancanza di una definizione normativa o contrattuale specifica.
Per individuare le 7 ore consecutive di lavoro notturno, cui la norma fa riferimento (contenente il periodo dalla mezzanotte alle 5), il periodo notturno potrà iniziare alle 22 (con termine alle ore 5) oppure alle 23 (con conclusione alle ore 6) o, infine, alla mezzanotte (con conclusione alle ore 7).
Il lavoro notturno è regolamentato dal d.lgs. 66/2003 in attuazione delle direttive comunitarie 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro. Il decreto chiarisce le definizioni di periodo notturno e di lavoratore notturno (art.1), detta le limitazioni allo svolgimento del lavoro notturno (art.11), impone controlli (almeno ogni due anni) preventivi e periodici adeguati al rischio a cui il lavoratore è esposto (art.14), stabilisce l’assegnazione al lavoro diurno per inidoneità fisica (art.15).
Il divieto di lavoro notturno vale
Il d.lgs. 67/2011estende ai lavoratori notturni la possibilità di accesso anticipato alla pensione previsto per i lavoratori impegnati in attività particolarmente faticose e pesanti.
INAIL ricorda gli effetti negativi sulla salute del lavoro notturno: un maggior affaticamento dell’organismo, la desincronizzazione dei ritmi circadiani e limitazioni alla sfera privata di relazione e familiare del lavoratore.
Le alterazioni del ciclo sonno/veglia hanno conseguenze sulla salute dell’individuo se protratte nel tempo: si fa riferimento ad insonnia o eccessiva sonnolenza ma anche malattie cardiovascolari, problemi a livello digestivo, stress, aumento di peso, alterazioni a livello riproduttivo, ecc.
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato i turni di notte come probabili cancerogeni per l’essere umano (classe 2A) evidenziando associazioni positive tra il lavoro notturno e i tumori del seno, della prostata, del colon e del retto.
INAIL ha dedicato al lavoro notturno due Factsheet: il primo “Lavoro notturno e salute riproduttiva” indaga gli effetti sulla salute sul Sistema endocrino e sulla funzione riproduttiva. Il secondo, riporta invece “Gli infortuni sul lavoro in orario notturno in Italia avvenuti nel quinquennio 2018-2022, con aggiornamento al 31 ottobre 2023!
Nel volume INAIL “La valutazione dei rischi in ottica di genere (2024) ” il lavoro notturno compare fra i rischi trasversali da considerare ai fini di una valutazione dei rischi differenziata.
Nel documento si spiega che il lavoro notturno può essere pianificato in modo tale da ridurre i rischi infortunistici e gli effetti sulla salute e se ne individuano i parametri da considerare:
Per evitare danni alla salute del lavoratore, il datore di lavoro ha l’obbligo di effettuare controlli preventivi e periodici almeno ogni due anni. Ancora prima di essere adibito a lavori notturni il lavoratore deve essere ritenuto idoneo da strutture sanitarie pubbliche o per il tramite del medico competente.
Di seguito un estratto del Volume INAIL con le indicazioni per la valutazione del rischio da lavoro notturno in ottica di genere.
01.10.25
25.09.25