Il Ministro Orlando ha presentato il 29 ottobre la bozza di Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.
Si tratta di un corposo documento che riassume le considerazioni circa gli
impatti dei cambiamenti climatici in Italia, ed è stato redatto ispirandosi ai principi generali consolidatisi in altri Paesi europei – ed in particolare Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Svizzera, nonché da quanto desumibile dai rapporti ed articoli tecnici dell’Agenzia Europea dell’Ambiente tra cui
“Adaptation in Europe” (EEA,
“Guidingprinciples for adaptation to climatechange in Europe” (2010), dal Libro Bianco della Commissione Europea
“L’adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d’azione europeo” (EC, 2009) e dal pacchetto di informazioni che ha accompagnato la recentemente adottata
Strategia Europea di Adattamento, in particolare il documento
“Guidelines on developingadaptationstrategies” (EC, 2013a,c,d).
Le aree di azione della StrategiaLa Strategia si esplica in
aree di azione Risorse idriche, Desertificazione, degrado del territorio e siccità, Dissesto idrogeologico, Biodiversità ed ecosistemi, Salute (rischi e impatti dei cambiamenti climatici, determinanti ambientali e meteo climatici) Foreste Agricoltura, acquacoltura e pesca, Energia (produzione e consumo) Zone costiere Turismo Insediamenti urbani Infrastruttura critica), selezionate ed esaminate secondo un approccio settoriale che ha considerato la loro
rilevanza socio-economica e ambientale e la loro
vulnerabilità agli impatti dei cambiamenti climatici. In aggiunta ad essi sono stati presi in considerazione
due casi speciali nazionali: l’area alpina e appenninica e il distretto idrografico padano, per la rilevanza a livello nazionale che rivestono in termini di impatti sui sistemi ambientali, sul territorio, e sull’economia.
Obiettivi della StrategiaL’Obiettivo principale della strategia nazionale di adattamento è fornire un
quadro di riferimento per l’adattamento alle conseguenze dei cambiamenti climatici e porre le basi per un processo collettivo finalizzato a:
– migliorare le conoscenze sui cambiamenti climatici e sui loro impatti,
– descrivere le opportunità eventualmente associate, la vulnerabilità del territorio, le opzioni di adattamento per tutti i sistemi naturali ed i settori socio-economici rilevanti;
– promuovere la partecipazione ed aumentare la consapevolezza dei portatori di interesse nella definizione di strategie e piani di adattamento attraverso un ampio processo di comunicazione e dialogo, anche al fine di integrare l’adattamento all’interno delle politiche di settore in maniera più efficace;
– supportare la sensibilizzazione e l’informazione sull’adattamento attraverso una capillare attività di comunicazione sui possibili pericoli, i rischi e le opportunità derivanti dai cambiamenti climatici;
– identificare le migliori opzioni per le azioni di adattamento, coordinare e definire le responsabilità per l’attuazione, elaborare ed attuare le misure.
I dati sugli impatti climatici in ItaliaIn base ai dati, le principali vulnerabilità per l’Italia saranno un possibile peggioramento delle condizioni già esistenti di forte pressione sulle
risorse idriche, soprattutto in estate nelle regioni meridionali e nelle piccole isole; possibili alterazioni del regime idro-geologico soprattutto nella valle del fiume Po (con un aumento del rischio di alluvione) e le aree alpine ed appenniniche (con il rischio di alluvioni lampo); possibile
degrado del suolo e rischio più elevato di erosione e desertificazione del terreno, con una parte significativa del Sud del Paese classificato a rischio di desertificazione e diverse regioni del Nord che mostrano condizioni preoccupanti; maggior rischio di
incendi boschivi e siccità per le foreste italiane, con la zona alpina e le regioni insulari (Sicilia e Sardegna). Le ripercussioni sulla salute umana, riguarderanno un possibile aumento di malattie e mortalità legate al caldo, di malattie cardio-respiratorie da inquinamento atmosferico, di infortuni, decessi e malattie causati da inondazioni e incendi, di disturbi allergici e cambiamenti nella comparsa e diffusione di malattie di origine infettiva, idrica ed alimentare; potenziali danni per l’economia italiana nel suo complesso, dovuti alla possibilità di un ridotto potenziale di produzione di energia idroelettrica; a un’offerta turistica invernale ridotta (o più costosa) e minore attrattività turistica della stagione estiva; a un calo della produttività nel settore della pesca; ad effetti sulle infrastrutture urbane e rurali con possibili interruzioni o inaccessibilità della rete di trasporto con danni agli insediamenti umani e alle attività socio-economiche.