10.10.25
La reazione al fuoco dei materiali è una disciplina complessa che studia il comportamento dei materiali in relazione all’attitudine all’innesco e alla propagazione dell’incendio ed è stata introdotta in Italia negli anni ’80, a seguito di rilevanti incendi che hanno provocato numerose vittime.
Lo studio del comportamento al fuoco di materiali di arredamento e di rivestimento ha comportato la recente revisione della legislazione italiana ed il passaggio alla normazione europea che fornisce criteri moderni per la classificazione della reazione al fuoco dei materiali e per la sicurezza in caso di incendio.
Passiamo in rassegna la normativa italiana ed europea in materia di reazione al fuoco dei materiali partendo da un estratto dell’articolo proposto da C.Giacalone sulla rivista Antincendio.
L’articolo di C.Giacalone ” Reazione al fuoco dei materiali Aspetti di una disciplina in rapida evoluzione” sulla rivista Antincendio n.1/2023 è acquistabile dal sito di EPC Editore.
La reazione al fuoco, secondo la definizione del Codice di prevenzione incendi, è una misura antincendio di protezione passiva che esplica i suoi principali effetti nella fase iniziale dell’incendio, con l’obiettivo di limitare l’innesco dei materiali e la successiva propagazione dell’incendio.
Secondo il decreto del Ministro dell’interno 26 giugno 1984, essa si riferisce al comportamento al fuoco dei materiali nelle effettive condizioni d’uso finali, con particolare riguardo al grado di partecipazione all’incendio che essi manifestano in condizioni standardizzate di prova, a seguito delle quali i materiali sono assegnati alle classi 0, 1, 2, 3, 4, 5 con l’aumentare della loro partecipazione alla combustione.
L’approccio alla definizione nazionale dei requisiti di reazione al fuoco si è basato finora su metodi di prova e classificazione italiani e sull’attuazione del regime dell’omologazione, in accordo a quanto previsto dal D.M. 26/06/1984, a conclusione di una procedura tecnico- amministrativa con cui viene rilasciato dal Ministero dell’interno il provvedimento di autorizzazione alla riproduzione del prototipo prima dell’immissione del materiale sul mercato per l’utilizzazione nelle attività soggette alle norme di prevenzione incendi.
La classificazione italiana è quasi definitivamente tramontata con l’entrata in vigore del decreto del Ministro dell’interno 14 ottobre 2022 che ha determinato il passaggio alle modalità di prova e di classificazione utilizzate in ambito europeo, rimanendo ancora applicabile a pochi casi residuali.
Dal 2005, prima tramite la direttiva CEE 89/106 sui prodotti da costruzione (CPD) e poi con il Regolamento europeo sui prodotti da costruzione (CPR), al regime dell’omologazione nazionale si è affiancato il regime della marcatura CE per quei prodotti per i quali sono state progressivamente rese disponibili le specifiche tecniche armonizzate.
Il regolamento (UE) n. 305/2011 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 marzo 2011 sui prodotti da costruzione (CPR) fornisce agli Stati membri criteri uniformi per la valutazione del rischio di incendio mediante definizioni di principi e di requisiti specifici riferiti alle parti dell’opera e ai prodotti che la compongono. Esso fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione, con l’obiettivo di facilitare la libera circolazione dei prodotti nel mercato interno, di mantenere i livelli di sicurezza esistenti negli stati membri e di riavvicinare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative concernenti i prodotti da costruzione.
Per quanto concerne, in particolare, i prodotti da costruzione, i decreti del Ministero dell’interno 10 marzo 2005 e 15 marzo 20053 hanno recepito il sistema europeo di classificazione di reazione al fuoco dei prodotti da costruzione.
Secondo l’articolo 2 del decreto ministeriale 10 marzo 2005, i prodotti vengono classificati in funzione delle loro caratteristiche di reazione al fuoco, indicate con A1, A2, B, C, D, E ed F, che sono accompagnate dagli ulteriori indici:
Le procedure di prova e di classificazione in ambito europeo consentono di valutare l’infiammabilità, la produzione di fumo, lo sviluppo di calore ed il gocciolamento di un campione ed utilizzano i seguenti standard:
Nel sistema europeo la classificazione di reazione al fuoco fa riferimento alla norma EN 13501-1, che distingue tre gruppi di prodotti: