11.11.25
Purtroppo conosciamo tanti tipi di guerre: ora ne sorge una nuova, la cyberwarfare. In questo articolo analizziamo il significato di questo termine, le differenze con il cybercrime, quali gli strumenti di attacco e come difendersi.
Lo sviluppo esponenziale del mondo dell’informatica ha fatto sì che il mondo digitale oggi sia un campo di battaglia; qui sono utilizzate nuove tecniche, battezzate con l’espressione cyberwarfare.
Con questa espressione si fa riferimento ad attacchi informatici condotti non contro singole aziende, ma contro intere nazioni. Tali attacchi creano danni diretti e indiretti di vario tipo, sconvolgimento di funzioni sociali vitali e, in casi estremi, anche perdite di vite umane.
Alcuni specialisti hanno già fatto presente che potrebbe esservi differenza fra atti di cyberwarfare ed atti di cybercrime.
Con Cybercrime si fa riferimento ad attacchi criminosi, che sono mirati a portare un profitto economico diretto all’attaccante.
Cyberwarefare fa riferimento invece ad attacchi distruttivi, che mirano:
senza che sia presente un ritorno economico diretto per l’attaccante.
In altre parole, vi è una differenza sostanziale, simile quella che esiste fra l’esplosione di un ordigno, fatto detonare da un terrorista, e l’esplosione di un ordigno, posto all’esterno di una concessionaria di auto, che ha risposto negativamente a una richiesta di pizzo da parte della criminalità organizzata.
Facciamo chiarezza anche fra la differenza che vi è fra uno scenario di cyberwarfare ed uno scenario di cyberespionage, il cui fine è quello di catturare informazioni per ottenere un ritorno economico diretto od indiretto.
Con riferimento quindi allo specifico scenario di cyberwarfare, vediamo quali possano essere gli strumenti di attacco.
Uno degli obiettivi primari del cyberwarfare è quello di compromettere la funzionalità di infrastrutture critiche. Ad esempio:
Gli atti di sabotaggio nei confronti di queste strutture possono mettere a rischio la sicurezza nazionale di un paese e portare al blocco di:
Per meglio chiarire questa situazione, può esser opportuno citare alcuni dei più recenti atti di cyberwarfare, di cui si è avuta pubblica notizia.
Si ritiene che siano gli israeliani all’origine dell’attacco con il famoso programma Stuxnet; programma che neutralizzava i controlli della velocità di rotazione delle centrifughe iraniane, usate per l’arricchimento dell’uranio, portandole all’autodistruzione.
Una tipologia di attacco ormai famosa è quella perpetrata da Edward Snowden, che ha diffuso centinaia di migliaia di documenti riservati della National Security Agency; documenti che mettevano in evidenza la capillarità della rete di controllo e monitoraggio delle comunicazioni, attivata da questa agenzia federale.
Altrettanto famoso è l’attacco, perpetrato nel 2014, contro la Sony; la società cinematografica aveva diffuso un film, “l’intervista”, che presentava in modo assai negativo il capo della Corea del Nord. Le indagini dello FBI hanno comprovato che l’attacco proveniva proprio da questo paese.
L’interferenza perpetrata dalla Russia, durante il 2016, in occasione delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, è stata confermata da uno studio pubblicato, a seguito di approfondite indagini, che avevano messo in evidenza come l’attacco russo mirava a favorire l’elezione di Donald Trump.
In vista della gravità di queste situazioni, la Nato ha deciso, fin dal 2010, di attivare un centro specializzato di contrasto a queste tipologie di attacchi, ottenendo adeguato finanziamento dalle strutture interessate.
In Italia, si confida che la recente nuova agenzia, il cui obiettivo è proprio quello di proteggere l’Italia da attacchi informatici, sia di origine criminosa, sia di origine terroristica, possa aiutare a mettere il nostro paese in una posizione di relativa sicurezza, a fronte di questa critica tipologia di attacchi informatici.

