11.11.25
Uno studio internazionale pubblicato su PNAS dimostra che la collaborazione tra esseri umani e intelligenza artificiale migliora l’accuratezza diagnostica. Il progetto, coordinato dal Max Planck Institute e con la partecipazione del Cnr, apre nuove prospettive per un’assistenza sanitaria più efficace ed equa.
La medicina del futuro parla il linguaggio dell’intelligenza artificiale. Uno studio appena pubblicato sulla rivista PNAS e condotto da un team internazionale guidato dal Max Planck Institute for Human Development, in collaborazione con lo Human Diagnosis Project e l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, conferma che i team ibridi – composti da medici e sistemi IA – ottengono risultati diagnostici più accurati rispetto a gruppi formati solo da esseri umani o solo da algoritmi.
La chiave del successo sta nella diversità degli errori commessi: IA e medici sbagliano in modo differente. Quando una delle due parti fallisce, spesso l’altra riesce a individuare la diagnosi corretta. I ricercatori hanno analizzato oltre 40.000 diagnosi, scoprendo che anche l’aggiunta di un solo sistema IA a un team umano – o viceversa – migliora sensibilmente la precisione, soprattutto nei casi clinici complessi e non standardizzati.
Il progetto HACID, finanziato da Horizon Europe, punta a integrare intelligenze umane e artificiali per migliorare le decisioni mediche. Il potenziale? Estendere l’accesso a diagnosi di qualità anche in aree con carenza di personale sanitario qualificato, contribuendo così a una maggiore equità. Gli sviluppatori stanno già esplorando applicazioni in ambiti come il diritto, la gestione delle emergenze e le politiche climatiche.
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