20.11.25
Il Garante per la protezione dei dati personali ha ribadito un principio chiaro: il controllo dei lavoratori in smart working non può avvenire attraverso la geolocalizzazione. Una recente sanzione di 50mila euro inflitta a un’Azienda che tracciava la posizione di circa cento dipendenti durante lo smart working riaccende l’attenzione sui limiti del potere datoriale nella gestione del lavoro da remoto.
L’intervento dell’Autorità è seguito a un reclamo presentato da una dipendente e a una segnalazione dell’Ispettorato della Funzione Pubblica. Dall’istruttoria è emerso che l’Azienda controllava i lavoratori geolocalizzandoli per verificare la loro effettiva presenza nel luogo indicato nell’accordo individuale di smart working.
Il sistema prevedeva che alcuni dipendenti, selezionati a campione, venissero contattati telefonicamente dall’Ufficio controlli per attivare la localizzazione del pc o dello smartphone. A ciò seguiva la richiesta di timbrare la presenza tramite un’applicazione dedicata e inviare via email l’indicazione del luogo fisico in cui si trovavano. Le informazioni raccolte venivano poi usate per eventuali azioni disciplinari.
Il Garante ha rilevato diverse violazioni del Regolamento europeo (GDPR) e del Codice privacy: mancava un’adeguata informativa ai dipendenti, non era presente una base giuridica valida per il trattamento dei dati e l’attività di controllo comportava interferenze ingiustificate nella vita privata dei lavoratori.
Nella sua pronuncia, l’Autorità ha sottolineato che il rispetto dei doveri di diligenza del lavoratore in smart working non può giustificare l’utilizzo di strumenti tecnologici che riducono la libertà e la dignità della persona. Un monitoraggio diretto e sistematico, come quello rilevato, è contrario allo Statuto dei lavoratori e alla cornice costituzionale.
Il caso rappresenta un importante precedente per tutte le realtà che adottano il lavoro agile: è necessario conciliare le esigenze organizzative e di controllo con il rispetto dei diritti fondamentali dei dipendenti. La trasparenza, la proporzionalità e il rispetto della normativa privacy restano principi imprescindibili.