È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale (Serie Generale n.76 del 01-04-2025) la Legge quadro in materia di ricostruzione post-calamità, LEGGE 18 marzo 2025, n. 40. Il provvedimento introduce un quadro normativo organico per la gestione della ricostruzione nei territori colpiti da eventi calamitosi naturali o antropici ed è entrato in vigore il 2 aprile 2025.
La nuova legge è strutturata in 28 articoli articolati in cinque Capi, che disciplinano principi organizzativi, misure operative, tutela ambientale, sicurezza sul lavoro e trasparenza delle procedure.
Nei primi due Capi (articoli 1-17), il testo normativo definisce gli assetti istituzionali, le competenze e le modalità organizzative per coordinare le attività di ricostruzione. Viene rafforzato il ruolo delle strutture commissariali e introdotti strumenti per semplificare l’iter autorizzativo degli interventi, nel rispetto dei criteri di legalità, trasparenza ed efficacia.
Gli articoli 18 e 19 si concentrano sulla tutela ambientale, promuovendo interventi di ricostruzione coerenti con i principi della sostenibilità. Le azioni di recupero dovranno dunque garantire non solo la sicurezza strutturale, ma anche la resilienza dei territori e la salvaguardia degli ecosistemi.
L’articolo 19, in particolare, introduce disposizioni sul trattamento e trasporto dei materiali derivanti dall’evento calamitoso. Viene in particolare prevista l’approvazione da parte del Commissario straordinario, di un piano per la gestione dei materiali derivanti dall’evento calamitoso e dagli interventi di ricostruzione, riparazione e ripristino e ne vengono individuate le finalità.
Sono inoltre previste specifiche norme in materia di:
Il Capo IV (artt. 20-26) introduce disposizioni specifiche per garantire condizioni di lavoro adeguate anche in contesti di emergenza, spesso caratterizzati da urgenza e carenza di risorse.
In particolare l’art. 22 (Tutela dei lavoratori), modificato dalla Camera, prevede che le attività riguardanti gli interventi di riparazione, ripristino e ricostruzione di edifici privati, ubicati nei territori per i quali è stato dichiarato lo stato di ricostruzione e per i quali è concesso un contributo, in particolare, siano sottoposte alla normativa applicabile alle stazioni appaltanti pubbliche e abbiano un DURC in regola, per le imprese affidatarie o esecutrici dei lavori per la ricostruzione di edifici privati.
Il Capo V (artt. 27-28) introduce le disposizioni transitorie e finali.
Lo stesso articolo 22 prevede anche obblighi a carico delle imprese affidatarie o esecutrici, a tutela dei lavoratori, sia in materia di iscrizione e versamento degli oneri contributivi che di sicurezza.
Per gli aspetti di salute e sicurezza si parla di garantire una sistemazione alloggiativa dei propri dipendenti (affidando alle organizzazioni sindacali la possibilità di definire i requisiti minimi alloggiativi), e di identificazione dei propri dipendenti. Le impese dovranno anche comunicare ai Sindaci dei Comuni ove sono installati i cantieri interessati dai lavori e ai comitati paritetici territoriali per la prevenzione degli infortuni, l’igiene e l’ambiente di lavoro le modalità di sistemazione alloggiativa dei dipendenti, l’indirizzo della loro dimora e le ulteriori informazioni ritenute utili.
Nel comma 6 dell’art. 22, si precisa che le imprese in questione sono inoltre tenute a fornire ai propri dipendenti un badge contenente un ologramma non riproducibile, che riporti gli elementi identificativi dei dipendenti stessi.
Questo, in virtù di quanto disposto dagli articoli 18 e 26 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e dall’articolo 5 della legge 13 agosto 2010, n. 136, i quali prevedono che tale tessera di riconoscimento sia corredata di:
Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri aveva già espresso soddisfazione per l’approvazione del Disegno di Legge contenente il nuovo Codice della Ricostruzione, che introduce regole chiare e procedure snelle, assicurando maggiore efficacia e rapidità nella gestione delle attività post-calamità, traendo spunto e consolidando numerose buone pratiche già sperimentate nella ricostruzione dell’Italia centrale post-sisma 2016.
«Si tratta di un passo avanti fondamentale per il nostro Paese – sottolinea Angelo Domenico Perrini, Presidente del CNI – perché finalmente introduce criteri certi, tempi snelli e maggiore coordinamento tra istituzioni e professionisti tecnici. L’Italia ha bisogno di strumenti operativi chiari e di norme uniformi per garantire a cittadini, imprese e amministrazioni locali interventi veloci e sicuri. La prevenzione, infatti, si realizza anche attraverso una buona ricostruzione, fatta con regole precise e professionalità adeguate».
Il dossier tecnico redatto dai Servizi Studi di Camera e Senato fornisce un’analisi dettagliata del contenuto normativo e degli impatti previsti. È disponibile sul sito istituzionale per una lettura completa e approfondita.
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