17.11.25
A largo dello Sri Lanka si sta consumando un grave disastro ambientale rimbalzato a causa di una nave porta-container carica di prodotti chimici, che, a causa di un incendio, è naufragata a largo delle coste dello Sri Lanka.
Nelle ultime ore il Paese ha chiesto il supporto dell’India nelle operazioni di recupero e per contenere la potenziale marea nera che potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Nel frattempo, sono state registrate sia le contaminazioni delle acque che i danni alla biodiversità.
Ricostruiamo le dinamiche dell’incidente e facciamo luce sui concetti di inquinamento ambientale e disastro ambientale alla luce della normativa nazionale e della più recente giurisprudenza.
La nave MV X-Press Pearl, interessata da giorni da un incendio di difficile contenimento, causato da una perdita di acido nitrico; la nave avrebbe riversato parte del suo carico in mare mentre era ancorata a largo di Colombo. L’equipaggio era stato evacuato la settimana scorsa, quando era già evidente il pericolo di affondamento della nave, e il conseguente rischio per la vita delle persone (WWF).
Al momento la nave si è adagiata sul fondo dalla parte di poppa a 21 metri di profondità.
La nave è controllata dalla guardia costiera indiana con attrezzature adatte a contenere l’eventuale fuoriuscita di carburante e squadre di soccorso stanno tentando di ripulire le spiagge, mentre nel Paese monta la polemica per il permesso accordato alla nave di dirigersi verso Colombo nonostante i danni riscontrati ed il risarcimento, ha annunciato in conferenza stampa il ministro dei Porti Rohitha Abeygunewardene riferendosi a Singapore, dove la nave è stata immatricolata.
Al suo interno 278 tonnellate di olio combustibile, 50 tonnellate di gasolio e 20 contenitori pieni di olio lubrificante.
Riporta ANSA che nei 1.486 container a bordo, 81 dei quali classificati come “carico tossico”’, ci sono anche
Secondo WWF, dopo l’incendio, il carburante e parte dei materiali plastici trasportati hanno iniziato a disperdersi in mare, in parte depositandosi sulle coste, danneggiando estesamente gli ecosistemi lagunari del Paese.
Già nelle ultime ore sono arrivate notizie dei primi danni alla biodiversità di foto di pesci e uccelli morti, tartarughe marine avvelenate, e tonnellate di microplastiche bruciate. Nel frattempo, la pesca è stata bloccata lungo la costa ed è stato mobilitato l’esercito per rimuovere i granuli di microplastiche dalle spiagge.
Se dovessero fuoriuscire le centinaia di tonnellate di carburante e l’intero contenuto dei container, sottolinea il WWF, sarebbe messa a repentaglio la sopravvivenza di interi fondali marini e degli ecosistemi unici delle aree costiere dello Sri Lanka.
Ferdinando Boero, vicepresidente di Marevivo, sulle pagine di Huffington Post conferma che questo incidente rappresenta “uno dei peggiori disastri ecologici marini che l’isola abbia conosciuto”.
Un ennesimo incidente del settore nautico, dopo quello della Amoco-Cadiz in Bretagna, dell’Exxon-Valdez in Alaska, e della Haven, a Genova. Ma sul punto della sicurezza delle navi sottolinea come: “Le navi che solcano gli oceani di tutto il mondo sono alla base del commercio globalizzato e sono migliaia, come anche le piattaforme estrattive. Le misure di sicurezza nella costruzione delle navi e delle piattaforme sono sempre più rigide ma, nonostante questo, gli incidenti non accennano a diminuire”.
In particolare, il vicepresidente sottolinea che l’innovazione tecnologica sarà cruciale nel disegnare la sostenibilità ambientale del futuro. Abbiamo tollerato per troppo tempo le conseguenze del progresso, come è avvenuto per decenni a Taranto (dove nei giorni scorsi sono arrivate le condanne del Processo “Ambiente Svenduto” sull’inquinamento ambientale prodotto dallo stabilimento siderurgico n.d.r.). Non si tratta di casi isolati, ma di un modo di produrre che compromette l’ambiente e la salute.
Il delitto di inquinamento ambientale è regolato con la legge del 22 maggio 2015 n. 68, (Legge sugli Eco-Reati) .
Facciamo il punto su questo delitto e sugli ultimi orientamenti giurisprudenziali, con l’analisi e commento di A.Quaranta (“Omessa bonifica, inquinamento ambientale e sostenibilità”) su rivista Ambiente&Sicurezza sul Lavoro n.5/2020) e 5/2021.
Il Delitto punisce chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:
L’art. 452-quinquies cod. pen. prevede una pena minore per i fatti di inquinamento e disastro ambientale causati per colpa ed una ulteriore diminuzione nel caso in cui dalle condotte descritte al primo comma derivi il pericolo di inquinamento o disastro.
La Corte di Cassazione penale, Sez. 3^ del 05/07/2019, con sentenza n. 29417/19 è tornata sul delitto di inquinamento ambientale per alcune precisazioni.
Con riguardo al requisito della «abusività» della condotta, si è sostenuto che è abusiva:
Quanto ai concetti di «compromissione» e «deterioramento», essi consistono in un’alterazione, significativa e misurabile, della originaria consistenza della matrice ambientale o dell’ecosistema, caratterizzata rispettivamente da:
Non assume rilievo l’eventuale reversibilità del fenomeno inquinante, se non come uno degli elementi di distinzione tra il delitto in esame e quello, più severamente punito, del disastro ambientale (art. 452-quater cod. pen.).
Il requisito della significatività denota poi incisività e rilevanza della compromissione o deterioramento, mentre deve reputarsi «misurabile» ciò che è quantitativamente apprezzabile o, comunque, oggettivamente rilevabile.
Sempre A. Quaranta su Ambiente&Sicurezza sul Lavoro, a distanza di un anno, sul numero 5/2021 analizza e commenta il disegno di legge denominato “Terra mia”, depositato alla Camera dei Deputati nello scorso autunno.
Fortemente voluto dall’ex Ministro dell’ex ministero dell’Ambiente, Sergio Costa, il DDL vorrebbe – come peraltro ogni riforma, nel suo stadio iniziale – innovare significativamente l’apparato sanzionatorio applicabile alla materia ambientale, attraverso un intervento che interessa non solo il Testo Unico Ambientale, ma anche il Codice Penale, il Codice Antimafia e – perché no? – il D.Lgs n.231/2001, che disciplina la responsabilità da reato degli enti.
Il provvedimento interviene:
Fra le altre riforme (ipotizzate? Promesse?):